Lettera ritrovata

Rimettendo ordine ai cassetti sotto il registratore di cassa, è stata ritrovata questa lettera che vogliamo condividere con tutti voi.

Uvaozio

Caro Mario,

come state? Vi mando questa mia e vi metto nella  busta anche una immajine che mi ritrae con la divisa dell’esercito austriaco. Vi suonerà strana questa cosa, ma così ho scelto dopo essere stato arrestato. No, non vi penate, sto bene anche se tutte le patate che mangio mi creano dei fastidi che neanche la boccietta dell’Amaro Giuliani che mi aveste a regalare reca alcun benefizio. L’arresto avvenne dopo che, al confine trall’Albania e ‘l Montenegro volli fuggire alle premure di quella crocerossina che mi avevano messo al fianco dopo che mi tagliaj con la boccietta dell’oglio mentre condivo quelle erbaccie colte ad Ancona prima di inbarcarmi. Ebbi come l’impressione che quella infermjeretta, che si chiamava Livio, provasse un forte sentimento per me. Ma non ti preoccupare, resistetti! Ella non mi voleva lasciar andare, Mario!, le dovetti dare anche un ceffone e nel mentre della susseguente fuga venni catturato da una squadrillia di giovani biondi e robusti. Come vi dissi, passai presto dietro le loro trincèë, visti gli argomenti convincenti che mi presentarono. Li consolaj quando mi raccontarono delle loro Inghe, Klaudie e Màriche che avevano lasciato a Vienna e a Lins. Poveretti, quanto piangevano e quanti gemiti di dolore! Anche io parlai loro del mio Amore che è rimasto a Chiusdino. Ah, povero me, farò bene a non pensarvi!

E voi, come state? Ditemi, ditemi. Tanto mi mancate e tanto mi mancano le vostre mani callose. Babbo e mamma come stanno? E i miei? Se potete, andate da loro e dite che sto bene, che il clima qui è caldo ma le bibite diaccie che i miei commilitoni mi servono, a base di rucola, ghiajino e vino nero istriano, danno un po’ di sollievo all’arzura che jornalmente provo. Avete di già mangiato il conigliolo che abbiamo cresciuto insieme? O Mario, com’era pasciuto e grasso! Spero che magari mi avrete ad aspettare per farlo con l’ulive e che si possa di nuovo desinare insieme come quella volta che ci incontrammo per la prima volta, ventun’anno ormai è passato. Ancora vestivamo pantaloni alla zuava e quelle graziose camicette blé con il colletto in pizzo. Che nostalgia se ancora ripenso ai vostri calsini di trina, Mario!

Ma ora basta, i miei compari militi mi chiamano, devo rassettare i loro letti ove abbiamo dormito inzieme, prima che venga il capitano, che quello pensa che si passi a farci delli ischersi camerateschi tutta notte e dì. Quelli ischerzi che per penitensa, Dio buono, mi tocca poi sempre stare sotto nel “giuoco della rava”, o della “pesca al marrazzo”. Un po’ avrebbe ben donde a pensarne, il nostro caro capitano Sciuls.

Salutate il babbo, la mamma, e Dorando, il vostro dirimpettajo. Portate i miei saluti anche a Don Aldemaro, che per primo mi accolze nella sua sagrestya appena arrivato da Bezansònne. Che deliziosi quei biglietti che mi lasciava dentro il confessionale ove poi luy mi raggiungeva (sapete se adesso le porta le mutande?). Date anche un amichevole buffetto a quel burlone, a quel sambastiero dell’ungherese, del magiaro Radj, quel bel tersino che giuoca al pallone con la forte Malfatti, a Massa. Sa Iddio che giuoja proverà quando saprà che adesso combatto anche per la sua Patrja!

Vi abbraccio, bramo l’ora in qùi ci incontreremo ancora! Badate a non farmi stare in pena fino a quel dì!

Vostro, per sempre vostro,

François Corsy

1 commento

Archiviato in ümorysmo et ischertsi, B.R.A. (Braccia Rubate all'Agricoltura), Cervelli in fuga

Una risposta a Lettera ritrovata

  1. Erjio Rut Les

    L’univorme vi dona

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