Rogo alla Thyssen Krupp, morto anche l’ultimo operaio

By necchi

Fonte: www.unita.it

Non ce l’ha fatta Giuseppe De Masi, 26 anni, uno degli operai della Thyssenkrupp coinvolto nel gravissimo incidente che ha già provocato la morte degli altri 6 operai. De Masi è morto per arresto cardiocircolatorio alle 13,40 nel reparto grandi ustionati del Cto di Torino. Le sue condizioni, gravissime fin dai primi momenti dopo l’incendio a causa delle ustioni riportate, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni. Il giovane era stato investito da un’ondata di olio e fiamme provocata dalla rottura di un manicotto e aveva ustioni di terzo grado sul 90% del corpo.

Si chiude così con il peggiore bilancio il numero delle vittime del rogo della ThyssenKrupp di Torino. Nei confronti dei dirigenti della multinazionale tedesca ThyssenKrupp pende un procedimento penale al Tribunale di Torino per l’incendio che nel marzo del 2002 devastò una parte dello stabilimento di Torino della Acciai Speciali Terni, lo stesso dove è morto un operaio ed altri nove sono rimasti feriti. Dopo la sentenza di primo grado, con tre condanne e due patteggiamenti nel maggio del 2004, il procedimento è infatti fermo in Corte d’Appello dal 2005 in attesa che venga definito il dibattimento di secondo grado. Il rischio, sostengono in Procura, è che i reati possano andare in prescrizione. Il ministro Damiano, in visita a Torino si è detto stupito del fatto che l’incidente sia avvenuto in «una grande impresa, sindacalizzata: un tipo di impresa in cui queste cose non dovrebbero accadere». E ha assicurato ai lavoratori che alle acciaierie «si tornerà al lavoro solo dopo che tutto lo stabilimento sarà stato sottoposto a verifiche di sicurezza».La pena più elevata, otto mesi di carcere, fu inflitta a Giovanni Vespasiani, presidente del comitato esecutivo; le altre condanne, di entità inferiore, riguardarono altri quattro dirigenti. La sentenza era stata emessa dalla gup Immacolata Iadeluca al termine di un rito abbreviato. L’accusa in aula era stata sostenuta dal pm Francesca Traverso, mentre le indagini furono coordinate dal procuratore Raffaele Guariniello. Il rogo si scatenò nel reparto di laminazione la mattina del 24 marzo. Per domarlo i vigili del fuoco dovettero lavorare oltre quaranta ore, «sparando» 20 mila litri di schiuma e 50 mila litri di azoto liquido. Il pm affermò che alla «Terni» non furono prese adeguate misure precauzionali. Durante le indagini fu anche vagliata la condotta del presidente del consiglio di amministrazione della Thissenkrupp, Helmut Adris, contro il quale, però non si è proceduto.

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3 Risposte a “Rogo alla Thyssen Krupp, morto anche l’ultimo operaio”

  1. Uvaozio Dice:

    La Spoon River di Torino…

  2. milton Dice:

    Sveglia Necchi…che succede? Comunque per restare nel tema del vostro post inserisco questo intervento del giornalista Gilioli dell’Espresso:

    Non essendo riusciti ad ammazzarlo, i vertici di ThyssenKrupp vogliono denunciare Antonio Bocuzzi, l’unico scampato al rogo dell’acciaieria torinese. La sua colpa? Andare in giro a raccontare che gli estintori erano vuoti e che il citofono interno per chiamare aiuto non funzionava.

    In altre parole, che i dirigenti se ne fottevano della sicurezza.

    L’arroganza del neo capitalismo a volte raggiunge vertici che parevano inarrivabili. Del resto, sul sito Internet dell’azienda è riapparsa (dopo i primi giorni in cui era stato listato a lutto) la vecchia e ipocrita vetrina in cui – e questo è il colmo – si assicura che «l’interesse per la sicurezza è sempre stato molto vivo nella storia della nostra azienda (…) con particolare riguardo alla prevenzione degli infortuni ed al miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro».

  3. necchi Dice:

    E’ uno schifo. Non ci sono parole per descrivere tanta vergogna. Questo “neocapitalismo”, come lo definisce Gilioli, puzza in realtà di marcio: dietro la modernità si nasconde una concezione del lavoro (e del lavoratore) ferma a duecento anni fa. Con questi risultati di tragedia e arroganza. Spero solo che l’Italia riesca a coltivare ancora un po’ di indignazione, ma mi sembra dura: le luci sulla Thyssen si stanno già spegnendo.

    Mea Culpa, Milton. Il Bar era chiuso per inventario.
    Promettiamo di riaprire in breve tempo con orario regolare,

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